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Missione della Residenza Sanitario-Assistenziale e linee guida per la Gestione del Servizio

 

Approvate dal Consiglio di Amministrazione

 

 

"Figlio, soccorri tuo padre nella sua vecchiaia, e non lo contristare durante la vita.

Anche se gli vien meno il senno, abbine compassione e non disonorarlo nel tempo del tuo vigore."

 

(Siracide 3, 12 - 13)

 

 

"La comunità dei saronesi è riconoscente ai suoi anziani, di cui riprede l'esempio di laboriosità

e l'attaccamento alle tradizioni culturali, religiose ed umane."

 

(Statuto Comunale di Saronno, Preambolo, Punto IX)

 


 
1. L'ENTE GESTORE DELLA RESIDENZA SANITARIO-ASSISTENZIALE
 
 
L'Ente gestore della Residenza Sanitario-Assistenziale è la Fondazione Casa di Riposo Intercomunale Onlus, soggetto giuridico di diritto privato costituito con atto pubblico in data 24/7/2001, riconosciuto e registrato al n. 1405 da parte della Regione Lombardia ai sensi del D.P.R. 10/02/2000, n. 361.
La Residenza Sanitario-Assistenziale è stata accereditata dalla Regione Lombardia con delibera n. 11558 del 13/12/2002
Essa opera con piena autonomia statutaria e gestionale secondo le modalità consentite dalla propria natura giuridica.
L'Ente è governato dal Consiglio di Amministrazione presieduto dal Presidente-Legale Rappresentante.
Gli organi di governo esercitano le funzioni di indirizzo strategico, definendo obiettivi, programmi di attività e di sviluppo aziendale, assegnando le risorse e verificando la coerenza dei risultati della gestione con gli indirizzi impartiti.

 

2. MISSIONE DELLA RESIDENZA SANITARIO-ASSISTENZIALE E VALORI ISPIRATORI DELLA GESTIONE 
 

1) La Fondazione Casa di Riposo Intercomunale, organizzazione non lucrativa di utilità sociale, assumendo consapevolmente il mandato consegnato dai Comuni Fondatori (art. 2 dello Statuto - nota n. 1) con particolare riferimento all'impegno di gestire la Residenza Sanitario-Assistenziale di via Don Vittorio Volpi, ritiene utile e necessario esplicitare la missione della Residenza per anziani non autosufficienti (la ragion d'essere e i valori ai quali si ispira) per farne discendere coerenti linee di indirizzo gestionale.
La Residenza Sanitario-Assistenziale è sorta come risposta delle Amministrazioni Comunali al bisogno delle comunità locali di accoglienza residenziale di persone non autosufficienti non assistibili a domicilio in quanto bisognose di elevata protezione socio-sanitaria.
Si è trattato di una risposta con un forte orientamento etico, con la quale la comunità territoriale ha inteso prendersi cura dei propri anziani in un contesto di riconoscenza e solidarietà intergenerazionale.
L'individuazione del soggetto gestore nella Fondazione ONLUS ha voluto dar ragione da un lato dell'accentuata caratterizzazione solidaristica, dall'altro dei benefici gestionali in termini di efficienza derivanti dal funzionamento secondo le regole del diritto privato.
Nell'individuazione della missione istituzionale della Residenza Sanitario-Assistenziale la Fondazione assume come valori di riferimento:

 

a) l'anziano non autosufficiente considerato come Persona portatrice di valore intrinseco indipendentemente dalle condizioni di salute;
b) la famiglia considerata cellula prima e fondamentale della società dove si costruisce l'identità personale e si sviluppano i rapporti affettivi e relazionali che danno senso alla vita in ogni sua fase.

 

Considerare l'anziano come persona e non come insieme di patologie vuol dire investire energie su un progetto di vita costruito insieme a Lui e ai suoi familiari ascoltando e interpretando la domanda di cura e assistenza che essi rivolgono alla Struttura.
Vuol dire farsi carico della gestione dell'ingresso a partire dal sostegno alla dolorosa elaborazione del distacco dal proprio ambiente fisico e affettivo.
Se l'inserimento in Struttura Residenziale non è mai un evento piacevole, il modo in cui l'evento avviene può renderlo traumatico.
Gli effetti negativi dell'ingresso in Struttura Residenziale, spesso obbligato e solitamente di lungo periodo o addirittura definitivo, possono essere invece attenuati dal modo in cui si realizza l'esperienza, per esempio prevedendo in anticipo la reciproca conoscenza al domicilio dell'anziano e/o presso la Struttura.
Vuol dire ancora affermare il valore della domiciliarità e pensare la Casa di Riposo non come organizzazione competitiva con i servizi domiciliari ma come elemento qualificante delle risorse territoriali che operano in rete per una risposta mirata ai bisogni delle persone anziane con necessità di assistenza residenziale extraospedaliera.
Vuol dire, al limite, favorire il rientro a casa nel caso in cui il recupero di autonomia funzionale lo rendesse proponibile.
Considerare la famiglia come ambito naturale e privilegiato per la promozione della persona umana in tutte le condizioni dell'esistenza significa riconoscere in essa un prezioso alleato nell'elaborazione della proposta di salute in favore dell'anziano; vuol dire riconoscere il suo insostituibile ruolo (mai completamente delegabile) nel mantenere i contatti d'affetto con il parente.
Vuol dire ancora chiedere alla famiglia di continuare ad essere presente attivamente nella vita del proprio congiunto integrando con il proprio specifico apporto l'intervento degli operatori professionali.

 

2) Se l'anziano è persona portatrice di complessi bisogni fisici, psichici, relazionali e sociali, se la famiglia è il luogo in cui la persona nasce, cresce e giunge a compimento, nel momento in cui essa non è più in grado da sola di farsi carico del congiunto non autosufficiente e chiede aiuto alla Residenza Sanitario-Assistenziale quest'ultima, per rispondere adeguatamente alla richiesta, non può che ispirarsi alle categorie della domiciliarità, della casa, della famiglia per restituire all'anziano il bene perduto con la consapevolezza che si tratta di un modello di riferimento mai completamente realizzabile (l'organizzazione R.S.A. non potrà mai personalizzare il rapporto con l'anziano come avviene in famiglia) ma potrà sempre migliorare in direzione dell'individualizzazione dell'intervento cercando di riproporre al proprio interno il clima familiare.
La Residenza Sanitario-Assistenziale dovrà pertanto caratterizzarsi come un sostituto credibile della casa dell'anziano assolvendo alle proprie funzioni in modo coerente con il modello assunto (orari dei pasti calibrati sulla prassi familiare, accesso libero in ogni orario per le visite, coinvolgimento della famiglia come risorsa nella vita dell'organizzazione, ecc.).
È importante che la missione venga esplicitata e proposta per la libera condivisione a tutti coloro che opereranno nella Struttura in quanto elemento fondativo che influenzerà gli aspetti organizzativi, i metodi di lavoro, il clima aziendale, ecc.
È importante che gli operatori della Struttura sappiano cosa vuol essere la Residenza e dunque cosa l'organizzazione si aspetta da loro e cioè che realizzino una Comunità di persone che con umanità e professionalità si prende cura di altre persone in condizione di non autosufficienza.


 
 
 3. LINEE DI INDIRIZZO PER LA GESTIONE DEL SERVIZIO RESIDENZIALE


 
 
Il tema della Residenza Sanitario-Assistenziale è stato trattato da alcuni testi normativi in tempi successivi e con diverse sfumature (in ordine cronologico: Piano Socio-Assistenziale regionale del 23/12/1987, D.P.C.M. 22/12/1989, D.P.R. 14/01/1997).
La definizione di Residenza Sanitario-Assistenziale (note nn. 2, 3,4) contenuta nelle citate fonti normative statali e regionali vigenti costituisce lo scenario all'interno del quale la nostra Struttura ha interpretato la propria missione e costruirà in concretezza la propria storia secondo le linee di indirizzo gestionale che vengono di seguito descritte.

 


 3.1 L'ORGANIZZAZIONE PER NUCLEI


 

L'attenzione personalizzata agli anziani che abiteranno nella Residenza concepita come luogo familiare comporta necessariamente la scelta gestionale del lavoro per nuclei abitativi.
Il nucleo abitativo ha una valenza strutturale e organizzativa.
Dal punto di vista strutturale è l'insieme di spazi residenziali individuali (camere da letto e relativi servizi igienici) e semicollettivi di supporto (sala da pranzo, soggiorno, cucinino di nucleo, servizi igienici comunitari).
La Residenza Sanitario-Assistenziale dispone di n. 7 nuclei abitativi di cui n. 6 dotati di n. 16 posti letto e n. 1 con capienza di n. 12 posti letto.
Dal punto di vista organizzativo il nucleo è formato da un gruppo stabile di operatori multifunzionali che guidati da un unico Responsabile garante del Coordinamento orizzontale si prende cura di un gruppo stabile di anziani.
E' evidente che solo l'organizzazione per nuclei di piccole dimensioni (le norme vigenti prevedono nuclei con capienza minima di n. 10 posti letto e massima di n. 30 posti letto) consente di porsi l'obiettivo di garantire il benessere dell'anziano in modo personalizzato; infatti se tutti gli operatori si avvicendassero nell'assistenza a tutti gli ospiti ogni ipotesi di intervento individualizzato sarebbe compromessa.

 

 

3.1.1 COMPOSIZIONE DEI NUCLEI 


 

La scelta di personalizzare l'intervento evitando di dare a tutti una risposta uguale e dunque generica orienta la composizione dei nuclei in senso omogeneo in quanto se gli anziani del nucleo presentano problemi simili o esprimono bisogni omogenei è più facile trovare una mediazione tra le esigenze dell'organizzazione che tende a standardizzare le prestazioni e le attese dell'anziano che richiede un intervento individualizzato.
L'organizzazione per nuclei consente di umanizzare la Residenza Sanitario Assistenziale; il piccolo gruppo facilita l'espressione delle soggettività e della socialità dell'anziano, dei parenti e degli operatori; si rende in tal modo il miglior servizio agli anziani, favorendo nel contempo il riconoscimento del lavoro degli operatori e l'elaborazione di un significativo ruolo professionale e di un positivo senso di appartenenza al servizio.

 

 

3.1.2 IL RESPONSABILE DI NUCLEO


 

Il Nucleo, considerato come un luogo dove un team stabile di operatori di prende cura di un piccolo gruppo omogeneo di anziani, necessita per portare a compimento il proprio obiettivo di salute e benessere degli ospiti di un Responsabile che sappia ricondurre ad unità l'intervento delle diverse professionalità che intervengono in favore degli anziani.
La figura del Responsabile di nucleo non è prevista dalla normativa statale o regionale sulle R.S.A. e tuttavia è indispensabile (e solitamente presente in forma più o meno formalizzata nelle diverse strutture) se si vogliono presidiare i complessi momenti organizzativi attraverso i quali pervenire a risultati di benessere per gli anziani.
Il Responsabile di Nucleo diventa il referente per gli ospiti, i familiari, gli operatori, la direzione della Struttura ed è il regista delle attività del nucleo, istruendo i problemi, gestendo le risorse umane e strumentali, assumendo verso la direzione la responsabilità dei risultati.
Egli diventa il garante dell'integrazione trasversale delle diverse professionalità orientate all'anziano, promuovendo il lavoro per processi e per progetti e non per funzioni e servizi.
La professionalità del Responsabile di Nucleo dev'essere costruita sul campo (non esistendo attualmente una figura professionale formata ad hoc) tenendo presente che sono necessarie attitudini relazionali (gestione delle risorse umane), capacità comunicative (comunicare, far condividere gli obiettivi suscitando motivazione), cultura dell'integrazione, autorevolezza professionale (conoscere bene il lavoro del nucleo).

 

3.2 LA VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE E IL PIANO DI ASSISTENZA INDIVIDUALIZZATO


 

L'ospite della Residenza Sanitario-Assistenziale definito in termini normativo-burocratici come anziano non autosufficiente è nel concreto una persona che direttamente o tramite i familiari rivolge alla Residenza una domanda di salute e di benessere.
La complessità e unicità di tale domanda non può essere correttamente interpretata in termini esclusivamente clinici (di diagnosi e cura delle malattie presenti) con il rischio di identificare l'anziano con la sua patologia ma richiede soprattutto la valorizzazione delle residue capacità di autonomia.
D'altra parte all'interno di una concezione personalistica e olistica dell'anziano la risposta di salute della Residenza Sanitario-Assistenziale non potrà essere concepita come ripristino di un'improbabile assenza di malattia (le patologie cronico-degenerative sicuramente curabili, sono per loro natura inguaribili) quanto piuttosto come promozione del maggior equilibrio possibile tra le dimensioni fisiche, psichiche e sociali aiutando l'anziano a convivere con la cronicità esercitando al meglio, nella quotidianità, le capacità residue e il potenziale di autonomia.
Una simile risposta non può prescindere da una valutazione multidimensionale (sviluppata attraverso appositi strumenti) che partendo dalla conoscenza dell'anziano e della sua famiglia elabori un profilo funzionale non generico delle persona e un progetto di intervento interdisciplinare finalizzato a promuovere e tutelare la salute dell'anziano nella sua globalità.
Lo strumento per tradurre nella quotidianità gli obiettivi emersi dalla valutazione multidiemensionale è il Piano di Assistenza Individualizzato (P.A.I.).
Il P.A.I. consente di monitorare lo sviluppo del progetto elaborato e condiviso dell'équipe interprofessionale per l'anziano evidenzianto in itinere problemi, obiettivi, risultati, favorendo un intervento mirato e integrato e la coesione del gruppo orientato ad un risultato definito nei tempi di attuazione e di verifica.

 


3.3 LE RISORSE UMANE


 

In una Residenza Sanitario-Assistenziale che vuole proporsi come luogo dove l'anziano possa vivere una nuova forma di domiciliarità non c'è bisogno di dimostrare l'importanza della risorsa umana che diventa il patrimonio essenziale per il successo dell'azienda.
La Fondazione individua il profilo ideale degli operatori della Residenza Sanitario-Assistenziale dipendenti o convenzionati tramite contratto d'appalto nelle seguenti caratteristiche:

 

a) responsabile condivisione della missione del servizio e dei valori di fondo dell'organizzazione;
b) formazione professionale coerente con la funzione da svolgere e motivazione al lavoro in Residenza Sanitario-Assistenziale;
c) apertura ad una crescita culturale nello specifico professionale e nel lavoro interprofessionale (contaminazione dei ruoli);
d) attitudine alle relazioni umane;
e) capacità di autocritica e apertura al cambiamento.

 

La Fondazione, consapevole della funzione strategica degli operatori considerati risorsa preziosa per la qualità del Servizio favorirà anche con specifiche iniziative formative l'accrescimento della competenza professionale, l'elaborazione di motivazione e senso di appartenenza al servizio nell'ottica di un continuo miglioramento.

 


3.4 I SERVIZI OFFERTI DALLA RESIDENZA SANITARIO-ASSISTENZIALE


 

La Residenza Sanitario-Assistenziale non vuole essere un albergo e neppure un ospedale ma un ambiente familiare dove operatori qualificati si prendono cura degli ospiti, in un clima di rispetto della loro dignità e di accoglienza della loro individualità, per tutte le necessità della vita quotidiana.
In particolare la Residenza Sanitario-Assistenziale attraverso operatori professionali, spazi con specifica destinazione d'uso e strumenti tecnologici adeguati, assicura:

 

a) il servizio interno di ristorazione alberghiera (fornisce menù differenziati in base ai gusti degli ospiti ed alle eventuali indicazioni dietologiche serviti nella sala da pranzo di ogni nucleo abitativo). Il Servizio si completa con l'igiene e la pulizia degli spazi di uso collettivo;
b) cura delle persone (igiene personale, bagno assistito) e pulizia degli spazi individuali;
c) assistenza medica generale e specialistica;
d) assistenza infermieristica;
e) riabilitazione motoria individuale e di gruppo in appositi box e/o in palestra attrezzata;
f) animazione (attività ricreative, culturali, occupazionali, di integrazione sociale) nei soggiorni di nucleo e/o negli appositi spazi polifunzionali di Struttura;
g) servizio di parrucchiere e podologo;
h) servizio di lavanderia e stireria;
i) servizio religioso (S. Messa domenicale nella Cappella interna alla Residenza Sanitario-Assistenziale, assistenza religiosa).

 

La Residenza Sanitario-Assistenziale intende assicurare risposte ai diversi bisogni degli ospiti ma non vuole porsi come ambito totalizzante: vuole invece essere una struttura aperta al territorio.
In tale ottica la Residenza Sanitario-Assistenziale promuove la partecipazione delle famiglie a momenti di comunità (festività tradizionali, ricorrenze); favorisce la presenza del volontariato organizzato o individuale; stimola le organizzazioni ricreative del territorio a dare il proprio specifico contributo all'animazione della casa.

 

 

Il Presidente, Dott. Mario Daniele Etro

Il Direttore Generale, Dott. Fausto Forti
 

Nota n. 1

 

STATUTO FONDAZIONE

 

Art. 2 - Scopi istituzionali

 

La Fondazione opera nel settore dell'assistenza sociale e socio-sanitaria per il perseguimento in via esclusiva, di finalità di solidarietà sociale ed ha lo scopo prioritario di assistere le persone anziane, disabili o a rischio di emarginazione anagraficamente residenti nei Comuni promotori.
Subordinatamente all'avvenuto soddisfacimento dei bisogni assistenziali dei residenti nel territorio dei Comuni fondatori, la Fondazione potrà rivolgere il proprio intervento a persone anziane, disabili o a rischio di emarginazione residenti nei Comuni della Lombardia.
Inizialmente la Fondazione persegue il proprio scopo attraverso la gestione della Casa di Riposo per persone anziane di via Volpi a Saronno; nel prosieguo potrà istituire servizi nel territorio dei Comuni promotori o in altri Comuni della Lombardia finalizzati comunque all'assistenza.
Non potrà compiere attività diverse da quelle istituzionali suddette ad eccezione delle attività direttamente connesse e nel rispetto delle condizioni e dei limiti di cui all'art. 10 - 5° comma - del D. Lgs. 4/12/1997 n. 460 e successive modifiche e integrazioni.
La Fondazione esaurisce le proprie finalità statutarie nell'ambito territoriale della Regione Lombardia.

 


Nota n. 2

 

PIANO SOCIO-ASSISTENZIALE REGIONALE

 

STRUTTURE PROTETTE
Standard Gestionali

 

1. Definizione

Le strutture protette sono residenze collettive che forniscono agli ospiti anziani, in
condizioni di gravi deficit o totalmente non autosufficienti, interventi di protezione assistenziale e abitativa nonché adeguati interventi sanitari e riabilitativi.
L'Assistenza e la cura hanno luogo in case protetto o in reparti protetti, di ridotte dimensioni, nelle case di riposo.

 

2. Destinatari

Sono destinatari della struttura protetta persone anziane affetta da grave deficit, tale da non consentire il compimento di atti di attività elementari, nei casi in cui la famiglia od altri servizi non possono adeguatamente provvedere. Possono essere destinatari delle strutture protette o dei reparti protetti anziani portatori di patologie psichiatriche di preminente interesse socio-assistenziale, che per motivi diversi non possono essere reinseriti nella famiglia o nel contesto sociale di provenienza. Essi comunque non devono superare il 10% del numero complessivo degli ospiti.

 


Nota n. 3

 

D.P.C.M. 22/12/1989

 

Si definisce Residenza Sanitario-Assistenziale una struttura extraospedaliera finalizzata a fornire accoglimento, prestazioni sanitarie, assistenziali e di recupero a persone prevalentemente non autosufficienti. Presupposto per la funzione della Residenza Sanitario-Assistenziale è la comprovata mancanza di un idoneo supporto familiare che consenta di erogare al domicilio i trattamenti sanitari continui e l'assistenza necessaria.

 

 

Nota n. 4

 

D.P.R. 14/01/1997

 

Le R.S.A. sono presidi che offrono a soggetti non autosufficienti, anziani e non, con esiti di patologie, fisiche, psichiche, sensoriali o miste, non curabili a domicilio, un livello medio di assistenza medica, infermieristica e riabilitativa, accompagnata da un livello "alto" di assistenza tutelare ed alberghiera, modulate in base al modello assistenziale adottato dalle Regioni e Province autonome.
Le R.S.A. sono destinate a soggetti non autosufficienti, non curabili a domicilio, portatori di patologie geriatriche, neurologiche e neuropsichiatriche stabilizzate.
Sono da prevedere: ospitalità permanenti, di sollievo alla famiglia non superiori ai 30 giorni, di completamento di cicli riabilitativi eventualmente iniziati in altri presidi del SSN.